Mauro Gatti di The Happy Broadcast, pagina IG dedicata alle buone notizie.

“Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce” diceva Lao Tzu.

Ma qual è il prezzo di sentire ogni giorno solo brutte notizie, specie in un periodo come questo, dove persino la parola “positività” ha perso la sua accezione… Positiva?

Se senti il bisogno di un raggio di luce nella tua dieta mediatica, ti suggeriamo di seguire The Happy Broadcast, contenitore di “notizie verificate e prive di ansia provenienti da tutto il mondo che fanno bene alla nostra salute mentale” (cit. bio di Instagram).

Ecco che cosa ha da dirci a riguardo il suo ideatore e illustratore, Mauro Gatti.

Quando e come ti si è accesa la lampadina che ha dato origine a The Happy Broadcast?

Tutto è partito quando mi sono trasferito negli Stati Uniti: qui il barrage di news è molto più intenso rispetto all’Italia e all’Europa, dato che ci sono più network e la società è multi-connessa. Mi sono reso conto di avere una sorta di ansia sociale, nel senso che uscire mi dà un po’ di ansia, e tutte queste notizie che dipingono il mondo come un posto terribile, con catastrofi sempre imminenti se assecondiamo i titoli clickbait1, mi facevano venire l’istinto di spegnere tutto e sconnettermi. Questo però è pericoloso, perché non puoi isolarti da ciò che succede nel mondo e non conoscerne i problemi significa non creare le soluzioni.

Ho cercato fonti di notizie positive, ma riguardavano principalmente storie di “gentilezza umana”, bellissime per carità, ma che non trattavano i temi che mi interessavano come i diritti umani, degli animali, l’ambiente, il cambiamento sociale, la tecnologia “for good”2

Non c’era un posto che convogliasse le notizie positive, soprattutto in un modo creativo.

Quindi mi sono detto che avrei potuto cercare io le news e illustrarle. Uno dei miei obiettivi, lavorando nel mondo dell’infanzia, era proprio quello di trovare un format che raggiungesse una popolazione ampia a livello demografico, che passasse dal nonno al nipotino senza alcun tipo di frizione. Infatti anche il testo di accompagnamento all’illustrazione è una semplificazione della notizia.

Credi che serva più narrazione positiva nel giornalismo?

Ci sono due possibilità. Una, la più semplice, sarebbe quella di arrivare a un bilanciamento delle notizie positive con quelle negative. Di solito le testate non attuano quest’operazione per via del negativity bias, ovvero la nostra tendenza a essere più interessati agli eventi negativi che agli stimoli positivi, che ci porta a visualizzare e interagire principalmente con le notizie allarmanti.

La seconda soluzione, più difficile, è quella di fornire due punti di vista diversi all’interno della stessa notizia. Per esempio, se devo parlare di cambiamento climatico, è giusto spiegare il problema ma anche le azioni intraprese per arginarlo.

Dobbiamo prendere atto che ci sono danni quasi irreversibili che abbiamo provocato, ma questo non significa che la tecnologia non possa porvi rimedio. Non è tutto risolvibile nell’immediato, certo, ma la cosa più pericolosa sarebbe perdere la speranza, perché avrebbe un effetto paralizzante sulle persone che sarebbero private della motivazione necessaria per agire.

 Come si articola il progetto The Happy Broadcast?

Ho aperto l’account Instagram senza alcun tipo di aspettativa o obiettivo, anzi, si può dire che all’inizio le mie motivazioni erano quasi egoistiche, l’ho fatto per me, perché avevo bisogno di assorbire notizie positive e aiutarmi a stare meglio, come una sorta di autoterapia creativa.

Già nei primi mesi avevo guadagnato qualche migliaio di follower, anche se non m’interessa l’aspetto numerico. A fine anno, quando di solito si fa un “bilancio” di cosa è successo, c’è stata più attenzione sull’account perché siamo stati ripresi da altri siti. È interessante notare come ogni volta che c’è una situazione di crisi o un argomento polarizzante, le persone tendono poi a gravitare attorno a progetti di buone notizie. Sono così sopraffatte dalla negatività che cercano una via d’uscita per trovare qualcosa di positivo. La pandemia stessa ha fatto crescere di molto il profilo.

Attorno all’account Instagram sono nati il sito e la newsletter come satelliti del progetto.

Con l’aumentare della community, poi, mi sono reso conto che “assorbire” notizie positive non può essere l’unica soluzione per stare meglio; per essere felici bisogna innanzitutto essere in pace con se stessi. Quindi ho avuto l’idea di fare un’app, che ha una fruizione attiva, in cui l’utente stabilisce un menù di abitudini quotidiane positive per ridurre l’ansia e la negatività. Leggere belle notizie diventa quindi una di quelle abitudini, ma sull’app ce ne sono tante altre come la respirazione, la meditazione, fare un check del proprio mood, contribuire alla mappa della gratitudine.

L’idea finale è di creare un universo tecnologico virtuoso. Attualmente stiamo lavorando (e parlo al plurale perché sono partito da solo, ma ora siamo un team di persone) a un progetto NFT3 nel quale sarà possibile fare donazioni ad associazioni che si occupano di salute mentale con la prima cripto-valuta carbon neutral.

Il mio obiettivo è educare a qualcosa di nuovo, non prendere like.

Le notizie che riportate riguardano spesso questioni ambientali. Pensi che serva un po’ di ottimismo anche per combattere il climate change?

Serve educazione, per capire cosa sta succedendo, e ottimismo, cioè vedere che ci sono persone che fanno cose fantastiche così da chiedermi cosa posso fare io. Non dobbiamo per forza diventare tutti Greta Thunberg, basta individuare quelle nuove abitudini che possiamo apprendere, come smaltire i rifiuti correttamente.

Sono stati anni difficili, eppure siete riusciti a trovare qualcosa di bello da raccontare praticamente ogni giorno. Vuoi mostrarci quali sono state per te le migliori notizie del 2021 apparse su The Happy Broadcast?

Le mie preferite sono le notizie sul potere del singolo. Mi viene in mente quella di Jadav Payeng, che vive da 40 anni su un’isola che si stava quasi desertificando. Così ha deciso di piantare un seme d’albero al giorno; ora c’è un appezzamento di alberi grande come Central Park.

Non fosse stato per lui, quell’isola sarebbe scomparsa. La sua azione è semplice, non incredibile, ma ha avuto conseguenze incredibili.

 

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C’è poi la storia di Paolo Fanciulli, attivista italiano che ha messo 39 sculture di marmo giganti sul fondo del mare per creare una barriera fisica che ostacola le reti dei pescatori illegali.

 

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Quale notizia speri di dover pubblicare quest’anno?

Mi piace avere e dare notizie in generale sull’Africa, perché è un’opportunità per fare luce su un continente e un popolo che di rado è nell’agenda, se non per fatti negativi.

Si parla poco di altro. Per esempio, in Rwanda ogni ultimo sabato del mese c’è l’Umuganda: i negozi sono chiusi, il Paese si ferma e tutte le persone fanno attività che migliorano la loro comunità, come pulire le strade o aiutare i vicini bisognosi. Questo ha reso il Rwanda uno dei Paesi meglio organizzati dell’Africa, ma questo non lo sa nessuno.

Si è sviluppato anche un turismo attorno all’Umuganda e l’idea si sta espandendo ad altri Paesi.

Queste sono le notizie che vorrei sentire di più.

So che non potrò annunciare la fine della fame nel mondo, d’altronde certi problemi non si rivolvono con uno schiocco di dita. Mi piace però vedere la costante progressione, scoprire i miglioramenti che sono stati fatti per risolvere situazioni difficili. Questa è la base dell’esistenza: c’è un errore, impari a risolverlo. Mi turberebbe vedere che nessuno fa nulla rispetto a un problema che affligge la società, l’ambiente e gli animali.

 

Note

1: I titoli clickbait, ovvero “acchiappaclic”, sono titoli sensazionalistici che, pur di indurre l’utente a cliccare e leggere l’articolo, distorcono la notizia stessa o ne omettono una parte.

2: “Technology for good” è l’espressione per cui si intende un uso etico e responsabile delle tecnologie, a beneficio dell’umanità e della natura.

3: Gli NFT sono i Non-Fungible Token, ovvero un modo per identificare in modo univoco e sicuro un prodotto digitale (come un’opera d’arte, una canzone, un film) su Internet.