Uniti per una società più libera e un’economia più giusta.

Accendi e Libera Terra uniti

Libera Terra, oggi, raggruppa nove cooperative sociali agricole, riunite in un consorzio, anch’esso cooperativa sociale e senza scopo di lucro. Cooperative, nate per iniziativa di Libera attraverso bando pubblico, che gestiscono terreni e strutture confiscati alle mafie in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania e che, una decina di anni fa, hanno deciso di metter a fattor comune le proprie attività agricole al fine di affrontare il mercato in maniera unitaria, efficace ed efficiente, creando un’organizzazione di collegamento e coordinamento qual è il Consorzio Libera Terra Mediterraneo Cooperativa Sociale ONLUS.

Un’iniziativa piena di energia positiva e in forte crescita che ha destato la nostra attenzione. Per saperne di più Accendi ha incontrato Valentina Fiore, amministratore delegato del Consorzio Libera Terra Mediterraneo.

Valentina Fiore è l’AD di Libera Terra: l'associazione contro le mafie fondata da Don Ciotti nel 95

Valentina, quali sono gli obiettivi di Libera Terra legati al riuso sociale dei beni confiscati?

Libera Terra vuole restituire dignità, valore e bellezza a territori stupendi ma difficili, attraverso il recupero sociale e produttivo dei beni liberati dalle mafie, la creazione di cooperative sociali economicamente sane, in grado di dare lavoro e creare indotto positivo e la realizzazione di prodotti ottimi, ottenuti con metodi rispettosi dell’ambiente e della persona.

In questo modo, Libera Terra vuole proporre un sistema economico virtuoso e sostenibile, basato sulla legalità, sulla giustizia sociale e sul mercato. Coltivare i terreni confiscati alla criminalità organizzata e realizzare prodotti biologici di qualità è diventato così, negli anni, lo strumento per stimolare percorsi di cambiamento sociale, economico e culturale nei territori in cui operano le cooperative Libera Terra, e non solo in quelli.

Che tipologie di attività gestite nel Consorzio e quali difficoltà incontrate?

Le 9 cooperative sociali Libera Terra gestiscono circa 1400 ettari di terreni confiscati e sequestrati che vengono coltivati per ottenere materie prime agricole biologiche di alta qualità poi affidate al Consorzio Libera Terra Mediterraneo per ottenere prodotti agroalimentari e vini di eccellenza a marchio di Libera Terra. Tutte le cooperative Libera Terra sono agricole e sociali di tipo B, per cui la loro mission è anche quella di offrire opportunità lavorative a soggetti svantaggiati.

La nostra identità non vuole essere straordinarietà. Il nostro primo obiettivo è dimostrare che la nostra attività è del tutto normale. Da questo punto di vista viviamo le difficoltà di tutte le aziende agricole che vogliono lavorare con serietà e professionalità, a cui si aggiungono tutti gli aspetti specifici della gestione dei beni confiscati. I beni che gestiscono le cooperative rimangono proprietà pubbliche, quindi beni comuni di interesse collettivo, e non sono pochi gli investimenti che le cooperative vi realizzano per migliorarli e utilizzarli nel migliore dei modi a beneficio del territorio e delle proprie attività. Anche in questo sta il senso importante del riuso a fini sociali dei beni liberati dalle mafie: la professionalità, l’impegno e la qualità dei servizi e dei prodotti che offriamo sono le leve che ci permettono di valorizzare patrimonio di interesse collettivo.

Quale è il segreto di Libera Terra?

Pensiamo di aver raggiunto importanti e soddisfacenti risultati. I prodotti sono distribuiti in tutta Italia e anche all’estero, diventando cosi veicolo della nostra storia e dei nostri valori. Sono circa 170 i lavoratori ogni anno direttamente coinvolti nelle cooperative e nel consorzio e importante è l’indotto creato in tutte le fasi della filiera produttiva. Il vero segreto è stata la piena sinergia che si è riusciti a creare. Libera Terra è oggi uno dei migliori esempi di collaborazione pubblico/privato sociale che esiste nel panorama italiano. E come privato sociale si vuole intendere non solo le cooperative sociali direttamente coinvolte nella gestione dei beni confiscati, ma la società civile coordinata dall’associazione Libera, il movimento cooperativo e le tante cooperative, Coop in primis, che hanno deciso, semplicemente svolgendo il loro lavoro, di incentivare la crescita di queste esperienze e di farle conoscere dando loro anche l’opportunità di maturare non solo in termini quantitativi ma anche qualitativi.

Fondamentale per noi è sempre il ruolo di quanti, semplici cittadini, decidono di acquistare i nostri prodotti premiando la loro qualità permettendoci di continuare a radicare la nostra mission nei territori dove operano le nostre cooperative.

A noi il compito di renderli sempre più buoni e dal giusto rapporto qualità/prezzo, a loro la scelta di premiarci sempre più acquistandoli, rafforzando le cooperative che hanno l’ambizione di valorizzare territori e persone creando alternative di normalità economica e sociale in contesti difficili.

Quanta energia serve per lavorare in una delle cooperative Libera Terra?

In realtà Libera Terra è un progetto che genera energia. Un’energia che ha l’obiettivo di rinnovare e migliorare i territori dove operano le cooperative. Un’energia capace di creare alternative ad un sistema frutto di negatività all’insegna della positività del diritto, del lavoro e della giustizia sociale. Un’energia della normalità, che ha l’ambizione di valorizzare i territori e le migliori risorse umane che su di essi operano. Chi lavora per Libera Terra deve essere conduttore di questa energia, grazie alla sua professionalità e competenza la deve rendere circolare e non la deve mai disperdere. Libera Terra è una realtà che si è dimostrata capace di far crescere professionalmente quanti vi collaborano in termini di capacità e competenze, al servizio del rilancio economico e sociale del territorio in cui operiamo.

Quali sono i nuovi sfidanti obiettivi del Consorzio Libera Terra Mediterraneo per il 2019?

Lavoriamo sempre per incrementare la coerenza tra le nostre attività e la nostra identità. Questo per noi si traduce nella ricerca di tecniche, strumenti e materiali ambientalmente compatibili, nel miglioramento qualitativo dei nostri prodotti, nel potenziamento delle relazioni e delle opportunità di lavoro con altre realtà del terzo settore che condividono l’idea dell’impresa come strumento per l’ottenimento di vantaggi collettivi, nell’offerta di lavoro a chi è meno fortunato.

Ma la nostra sfida principale alla fine rimane sempre la stessa: difendere lo strumento del riuso sociale dei beni confiscati dimostrando concretamente, con il nostro operato quotidiano, quanto sia importante e potenzialmente potente lo strumento e quanto sia necessario difenderlo e valorizzarlo.

Accendi inizia un nuovo percorso insieme a Libera Terra. Vuoi parlarci dei progetti pilota lanciati in Sicilia?

Fondamentale per la crescita di Libera Terra, sin dai suoi inizi, è stato il rapporto con la Cooperazione di Consumo. Sin dalla nascita del progetto ha accompagnato la nostra crescita imprenditoriale, limitandosi a non essere un mero distributore ma fornendo anche competenze e professionalità. Il rapporto è stato sinergico, non finalizzato al mero supporto, ma a stimolare in modo costante l’assunzione di responsabilità da parte delle nostre cooperative sotto il profilo imprenditoriale. Non a caso il nostro primo prodotto, la pasta, nel lontano 2002 fu commercializzato grazie a Coop Adriatica, oggi Coop Alleanza 3.0. Pian piano è stato possibile anche creare occasioni di collaborazione con altri soggetti del mondo Coop che, ognuno con la sua specificità e le sue competenze, ha permesso di attivare uno scambio che ci auguriamo proficuo e reciprocamente soddisfacente. Con Accendi abbiamo iniziato a capire insieme come poter sviluppare sinergie e metterci a disposizione a partire dalla conoscenza dei territori in cui si trovano le cooperative di Libera Terra. Ci sono diverse progettualità in campo che svilupperemo insieme nei prossimi mesi… Stay tuned!